Spesometro 2019 addio: arriva l’esterometro e fattura elettronica

spesometro 2019

Con la Legge di Bilancio 2019 sono state introdotte delle importanti novità che riguardano il Fisco italiano, con l’intento di semplificare alcune procedure burocratiche e di combattere l’evasione fiscale.

Una delle più importanti novità, in questo settore, riguarda:

  • l’abolizione dello spesometro;
  • l’introduzione dell’esterometro;
  • l’obbligo, rivolto a tutti, di emettere fatture in formato elettronico.

Ma procediamo per gradi e vediamo insieme cosa sono queste novità e in che misura apportano dei cambiamenti nel modello fiscale italiano.

Lo spesometro 2019: cos’è e come cambia?

Il neo Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, ha promosso, con il Decreto Dignità, l’abolizione dello spesometro. Si tratta di uno strumento di controllo grazie al quale, l’Agenzia delle Entrate, può fare degli accertamenti sia sui conto correnti degli italiani che sullo spostamento di cifre di denaro considerevoli, come quelle necessarie ad acquistare una auto o, più in generale, tutte quelle spese che richiedono l’emissione di una fattura, con il conseguente versamento dell’IVA.

Con il Decreto Dignità, voluto e firmato dal Ministro penta-stellato, la più importante novità relativa allo spesometro riguarda la cadenza con la quale i liberi professionisti devono inviare le informazioni all’Agenzia delle Entrate, infatti proprio a partire dal 28 febbraio 2019 la scadenza per l’inoltro dei documenti non è più su base semestrale, bensì trimestrale.

Per poter permettere ai contribuenti di rispettare una scadenza prevista ogni tre mesi, questa novità è stata accompagnata dall’obbligo di fatturazione elettronica anche tra privati. In pratica con la versione digitale della fattura cartacea, l’Agenzia delle Entrate dispone già, in automatico, di tutte le certificazioni dei pagamenti e dei versamenti dell’imposta di coloro che sono titolari di partita IVA.

Anche per questa ragione nel 2019 lo spesometro sarà abolito per quanto concerne i dati delle fatture emesse o ricevute.

La fattura elettronica: uno strumento di controllo, che combatte l’evasione fiscale

La fattura elettronica, che a partire dal 2019 sarà obbligatoria per tutti i titolari di partita IVA, non è una novità del prossimo anno perché, in molti casi, è già prevista dalla legge.

Infatti, a partire dal 1 luglio del 2018 è obbligatorio emettere fattura elettronica per i gestori di distributori di benzina o carburanti. Dal 1 settembre del 2018, invece, l’obbligo è stato esteso anche ai cosiddetti tax free shopping, ossia per gli acquisti di oggetti ad uso personale che hanno un valore superiore ai 155 euro e che sono stati comprati all’estero e trasportati fuori dal territorio doganale dell’Unione Europea.

In effetti, si può dire che è proprio l’introduzione del documento fiscale in formato elettronico ha determinato l’abolizione dello spesometro. Anche perché, prima della sua introduzione, i titolari di partita IVA avevano l’obbligo di inviare all’Agenzia delle Entrate le comunicazioni relative alle fatture cartacee, adesso invece tutto ciò sarebbe anacronistico e anche inutile, dal momento che il formato elettronico può essere automaticamente tracciato, permettendo all’Ente supervisore di eseguire i dovuti controlli.

Pertanto, l’abolizione dello spesometro nel 2019 non è un bonus per i titolari di partita IVA, ma è solo la conseguenza dell’introduzione di un sistema più avanguardista e decisamente al passo con i tempi.

Obbligo di fatturazione elettronica 2019: come funziona e a chi è esteso?

A partire dal 1° gennaio del 2019 diventa ufficiale l’obbligo di fatturazione elettronica che, come abbiamo visto, già nel 2018, in alcuni casi è prevista per legge. Con l’avvento del nuovo anno, il nuovo formato, completamente digitale, del documento fiscale per eccellenza diventa obbligatorio anche per i privati che risiedono stabilmente in Italia che cedono beni e servizi.

Sono esclusi dall’obbligo di emettere fattura elettronica, i contribuenti italiani che aderiscono al regime forfettario, detto anche regime dei minimi, e i contribuenti che rientrano in un contesto fiscale di vantaggio.

Cosa succede se un soggetto non rispetta l’obbligo di emissione di fattura elettronica? In caso di infrazioni a quanto stabilito dalla legge, sono previste delle sanzione che sono le stesse valide per tutti gli inadempimenti legati ai documenti che certificano il versamento dell’Imposta sul Valore Aggiunto.

Esterometro, il nuovo spesometro nei rapporti esteri

Se a partire dal 1° gennaio del 2019 lo spesometero lascerà il posto ad uno strumento di controllo fiscale telematico automatico, grazie all’introduzione della fattura elettronica, è altresì vero che in caso di cessione di beni o servizi con soggetti residenti all’estero (fuori dalla Comunità Europea) vige ancora l’obbligo di inviare i documenti cartacei all’Agenzia delle Entrate.

In sostanza, se una persona, che risiede stabilmente nel nostro Paese, intrattiene un rapporto commerciale con un soggetto che invece risiede all’estero, non è previsto l’obbligo di fatturazione elettronica.
Pertanto, in casi del genere è necessario ricorrere al vecchio metodo dello spesometro che però viene definito esterometro, proprio perché serve a controllare i rapporti con l’estero.

E quindi, come per lo spesometro, anche questo strumento di controllo prevede che venga fatta la comunicazione all’Agenzia delle Entrate dei dati relativi ai beni o servizi ceduti, a meno che non sia stata regolarmente rilasciato un documento doganale.

Come funziona l’esterometro? Quali sono le sanzioni in caso di inadempimento della comunicazione all’Agenzia delle Entrate?

La comunicazione deve essere effettuata l’ultimo giorno del mese successivo alla data scritta sulla fattura o sul documento valido ai fini fiscali. Tutto il processo deve essere svolto in modalità telematica e in caso di omessa trasmissione sono previste delle sanzioni, in particolare:

  • 2 euro per ogni fattura, per un massimo di mille euro ogni tre mesi;
  • 1 euro per ogni fattura se il totale non supera i 500 euro a trimestre.

I dati che normalmente servono ad identificare il soggetto che ha emesso la fattura e, quindi, la partita IVA, non devono essere trasmessi ogni volta con l’esterometro, perché si tratta di informazione che sono già in possesso dell’Agenzia delle Entrate.

In definitiva, l’esterometro altro non è che uno strumento fiscale uguale allo spesometro ma che vale solo per tutte quelle operazioni che non rientrano nell’obbligo di emissione di fattura elettronica e, dal momento che, a partire dal nuovo anno questa diventa obbligatoria per tutte le cessioni di beni e servizi che avvengono in Italia, è facile intuire che l’esterometro, invece, sarà obbligatorio solo per i rapporti commerciali che avvengono tra un soggetto italiano e una soggetto che ha residenza fuori dall’Unione Europea.

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