Assegno ordinario di invalidità: che cos’è e chi può richiederlo?

L’assegno ordinario di invalidità è una delle misure accordate in Italia a fine solidale: ma che cos’è? E chi può farne richiesta?

Assegno ordinario di invalidità

L’assegno ordinario di invalidità consiste in una prestazione, riconosciuta dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale (INPS), che spetta a chi possiede un’invalidità riconosciuta, ovvero una decurtazione della capacità di prestatore d’opera, superiore ai due terzi. Detto altrimenti, l’istante deve dimostrare in maniera inconfutabile alla commissione medica il significativo disagio, a causa del quale gli è impedito svolgere regolare attività (qualunque essa sia la sua forma) nella misura del 67 per cento o superiore.

Il godimento spetta all’intera categoria dei lavoratori iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale e ad alcuni fondi sostitutivi. Ad esempio, l’assegno d’invalidità è riconosciuto dal legislatore italiano a colui che è iscritto al fondo pensione lavoratori dipendenti, o alle gestione degli artigiani e dei commercianti, o alla gestione separata. Al contrario, la somma non viene accordata ai dipendenti pubblici né tanto meno agli iscritti alle gestioni esclusive dell’Assicurazione generale obbligatoria. Che hanno, tuttavia, diritto alla pensione per inabilità alle mansioni e a proficuo lavoro. Un beneficio questo riconosciuto esclusivamente a una ristretta categoria di prestatori d’opera.

E i liberi professionisti? Quali disposizioni ha emanato il normatore nazionale nei nostri confini? Ebbene, le relative casse prevedono delle prestazioni correlate all’invalidità dei soggetti iscritti, ma con regole differenti. Ecco perché i soggetti che appartengono a tale categoria hanno l’onere di informarsi sulle condizioni sancite dall’ente preposto. Non tutte sono disciplinate nella stessa maniera, bensì sussistono differenze, più o meno rilevanti, da segnalare in merito.

L’assegno ordinario di invalidità può essere erogato pure laddove il beneficiario presti servizio. D’altro canto, l’importo accordato sarà ridotto se il reddito generato attraverso la propria prestazione d’opera supera determinate soglie limite.

Assegno ordinario di invalidità: come si stabilisce la riduzione della capacità lavorativa

Assegno ordinario di invalidità

La legge a cui fare riferimento per l’assegno ordinario di invalidità è la n° 222, emanata il 12 giugno 1984. Essa statuisce che un dipendente del settore privato, che si trova in una condizione di salute tale da rendere difficoltoso o impossibile lo svolgimento del suo lavoro, abbia modo di inoltrare domanda all’INPS per la concessione di specifici benefici previdenziali. Viene ritenuto meritevole di tutela l’individuo le cui capacità si riducono fino a un terzo per via di un’accertata infermità di natura fisica o mentale.

La riduzione della capacità lavorativa va acclarata con riferimento alle occupazioni confacenti alle attitudini dell’assicurato, prendendo quindi in esame i fattori soggettivi, tra cui:

  • età;
  • sesso;
  • esperienza professionale;
  • ecc.

L’insieme delle voci serve a stabilire le attitudini del richiedente l’assegno e la conciliabilità della patologia con il lavoro svolto. La condizione salvaguardata non è data dalla riduzione della capacità lavorativa specifica, né generica, bensì attiene alle occupazioni confacenti alle attitudini dell’assicurato. Per chiarire il concetto, è sufficiente pensare alla lesione a carico degli arti inferiori. Che potrebbe compromettere in maniera significativamente diversa la capacità lavorativa di due persone con percorsi professionali in ambiti completamente differenti tra loro. Ad esempio, l’impatto sulle mansioni affidate ad un magazziniere sarà maggiormente avvertito rispetto ad un grafico pubblicitario.

La confacenza delle attività alle predisposizioni

Ai fini del controllo della confacenza delle attività alle predisposizioni dell’individuo, si dovrà tener conto, oltre che dei fattori primari della validità, costituiti dalla infermità e dai difetti fisici o mentali, di quegli aspetti della persona che contribuiscono a delineare l’ambito nel quale l’incapacità si manifesta. Nello specifico, si tratta di:

  • età;
  • sesso;
  • livello di preparazione professionale;
  • capacità di apprendimento;
  • disponibilità per nuove occupazioni lavorative.

Ne deriva, pertanto, l’inidoneità del parametro relativo all’invalidità civile, costituito da un sistema di tabelle che esplicitano indici medi inerenti ad una generica attività lavorativa, che possono essere presi in considerazione semplicemente come punto di partenza per un’indagine atta a verificare l’effettiva riduzione della capacità subita dall’assicurato in relazione all’attività svolta.

Per ciò che concerne l’elemento causale dell’inabilità, il legislatore rimanda all’ampia nozione di infermità o difetto fisico o mentale. Che ricomprende qualsiasi forma di condizioni patologica o di costume, nonché le malformazioni congenite o acquisite, la cui influenza negativa sulle abilità del prestatore d’opera deve essere permanente. Pure in tal caso, la permanenza è da ritenersi in termini di previsione prognostica e non unicamente di certezza clinico-diagnostica.

Si considera invalido, ai fini del conseguimento del diritto ad assegno nell’assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti ed autonomi gestita dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale (INPS), l’assicurato la cui idoneità a prestare opera, in occupazioni confacenti alle sue inclinazioni, sia ridotta in misura permanente a causa di infermità o handicap fisico o mentale a meno di un terzo.

La correlazione alla malattia

Ai fini del diritto alle provvidenze previdenziali, il carattere permanente della riduzione della capacità di lavoro non si individua con la definitività e immutabilità dello stato invalidante, ma impone che essa sia connaturata alla malattia in atto, o alle terapie alle quali occorre sottoporsi in ragione della medesima, per una proiezione di durata incerta e indeterminata, non prevedibile ex ante, o che comunque sia connotato da una certa significativa perduranza nel tempo, in tal modo da comportare una situazione di disagio e bisogno reale.

Il requisito della permanenza ricorre ogni qualvolta lo stato d’invalidità sia riferibile ad un’infermità di durata incerta ed indeterminata e deve pertanto essere escluso laddove, per effetto di tempestive e adeguate cure, la previsione di guarigione dell’assicurato sia affermata non in base ad una mera prospettazione ipotetica, bensì, con riferimento al caso concreto, in relazione ad un ragionevole giudizio prognostico.

Requisito contributivo

In aggiunta a quanto appena indicato, per l’assegno ordinario di invalidità è essenziale aver maturato un minimo di 260 contributi settimanali – pari a 5 anni di contribuzione e assicurazione – di cui almeno 156 settimane (3 anni) nel quinquennio antecedente la presentazione della domanda. In quanto considerati neutri ai fini del calcolo per gli aventi diritto, vanno esclusi i seguenti periodi:

  • malattia superiore all’anno;
  • servizio militare oltre al servizio di leva;
  • assenza per astensione facoltativa dopo il parto (congedo parentale);
  • lavoro subordinato all’estero al di fuori di Paesi con cui l’Italia abbia ratificato appositi accordi o convenzioni previdenziali;
  • periodi di iscrizione a forme di previdenza obbligatorie divergente da quelle sostitutive dell’IVS, per i quali sia stabilito altro trattamento obbligatorio laddove non diano diritto alla corresponsione della pensione.

 

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