Come si legge la busta paga, competenze e trattenute, dal lordo al netto

La busta paga è un prospetto completo del compenso che il datore di lavoro riconosce al dipendente. Approfondiamo la materia nel dettaglio.

Busta paga

Nel momento di ricevere la retribuzione, qualsiasi lavoratore dipendente ha diritto alla consegna, da parte del committente, di un cedolino paga. Chiamato più comunemente busta paga, si tratta di un prospetto consegnato dal committente ai prestatori d’opera che sono sotto contratto per la sua compagnia. Lo scopo del documento fornito non è altro quello che di certificare quanto il dipendente riceve in un determinato lasso temporale, da parte dell’imprenditore. Le condizioni economiche pattuite tra le parti sono congrue fino a quando rispettano le previsioni sancite dal Contratto collettivo nazionale di lavoro applicato (CCNL).

Busta paga: le informazioni contenute

Prestito senza busta paga

Oltre ai dati inerenti al datore, al lavoratore e al rapporto intercorrente tra i due soggetti, la busta paga riporta ulteriori informazioni interessanti. Ad esempio, specifica le competenze spettanti al dipendente (lavoro ordinario, straordinario, indennità, …) e le trattenute compiute (imposte, contributi Inps, contributi sindacali, …). Ma non finisce qui. Difatti, il cedolino può recare delle specifiche aggiuntive, come i riepilogativi annui inerenti a imponibili e trattenute, permessi e ferie.

Sulla base di tale premessa è il tempo di entrare nel merito della questione, di andare dritti al sodo, ovvero di capire come si legge la busta paga. Forse lo sai già e in tal caso costituirà un semplice riepilogo. In caso contrario, ti invitiamo a prestare bene attenzione. Magari ti approcci per la prima volta al mondo del lavoro oppure hai sempre operato in titolo di collaboratore esterno. Ecco, in situazioni del genere è facile essere assaliti dai dubbi.

C’è il timore di non capire qualcosa, ma andare direttamente dal committente a sindacare sulle voci non pare la scelta più saggia. Questo soprattutto se, come abbiamo appena detto, si sta giusto prendendo confidenza con il nuovo contesto. Si vuole fare una bella impressione ed ecco, quindi, che delle domande vengono tenute per sé. Forse un giorno, con una data confidenza, ti sentirai maggiormente libero, ma adesso preferisci parlare poco e dimostrarti in gamba. Perché la prima impressione conta e crediamo proprio che nessuno abbia da ridire in tal senso.

Fortunatamente, non ti trovi nemmeno nella situazione di dover porre domande. Basta semplicemente informarsi con puntiglio tramite l’ausilio di internet. Analizziamo allora un dettagliato resoconto delle voci principali che danno forma al prospetto paga, e proviamo a capire come si passa dal lordo al netto in busta. Innanzitutto, consentici una puntualizzazione: le voci che compongono il cedolino paga non sono uguali per tutti. Ma talvolta finiscono col mostrare delle variazioni a seconda delle previsioni statuite dal CCNL, ovverosia dal contratto collettivo.

Libro unico del lavoro: che cos’è, la configurazione legislativa

Con l’obbligo di redigere il Libro unico del lavoro, sono stati aboliti i libri paga e matricola. Data tale premessa, il datore di lavoro non è obbligato a predisporre un prospetto paga a parte. O almeno è esonerato dal fornire documenti ulteriori al LuL. Il LuL, che sta per Libro Unico del Lavoro (LuL), è un documento che qualsiasi committente, a meno che non sia domestico, ha l’onere di redigere e conservare. Introdotto dal legislatore tredici anni orsono (correva il 2008), tale formalità sostituisce l’obbligo di tenere i vecchi libri paga. La funzione a cui è adibito è di documentare nel dettaglio qualsiasi rapporto di lavoro, associato, subordinato e di collaborazione, da un lato, e dall’altro consentire a qualunque organo addetto alla vigilanza e ai rilievi statistici di verificare le condizioni di occupazione delle imprese.

Se predispone la busta paga, pur avendo la libera facoltà di ricorrere al modello da egli preferito (nel rispetto delle previsioni di legge sulla busta paga), non ha modo di trascrivere dati che non combacino con quelli registrati nel Libro unico del lavoro. Insomma, la libertà concessa al committente si ferma unicamente alla forma. Nella sostanza, invece, occorre garantire la massima corrispondenza, onde evitare di andare incontro a beghe legali.

I dati da indicare nella busta paga

Busta paga

Il legislatore italiano disciplina la materia in maniera approfondita. Ovvero prevedere i dati essenziale che occorre indicare nel prospetto paga, ai quali si possono eventualmente aggiungerne di ulteriori. L’essenza rimane identica, anche se viene lasciata la facoltà all’imprenditore di adattare il documento, aggiungendo eventuali voci aggiuntivi. Che ha senso inserire se aiutano a qualificare la prestazione d’opera offerta dal lavoratore dipendente.

Riprendendo la Legge n° 4/53, è imprescindibile che il prospetto paga contenga le seguenti voci:

  • dati del lavoratore: cognome, nome, codice fiscale, qualifica professionale;
  • periodo di paga a cui la retribuzione indicata fa riferimento;
  • competenze spettanti: retribuzione base, premi, indennità a carico di istituti di previdenza, arretrati, rimborsi, ecc.
  • trattenute eseguite: contributi assistenziali e previdenziali a carico del prestatore d’opera, imposte trattenute, ritenute per cessione del quinto o pignoramento della retribuzione, restituzione di importi non spettanti.

Per potersi ritenere conforme alle disposizioni emanate dalla normativa in vigore su territorio nazionale, il prospetto paga deve, inoltre, riporta la firma, la sigla o il timbro del datore di lavoro.

In aggiunta, la busta paga deve essere opportunamente numerata ed esplicitare chiaramente il periodo a cui la retribuzione si riferisce. Qualora, in luogo del cedolino paga siano adottate le scritturazione del Libro unico del lavoro (LuL) occorre indicare, al di là del numero del foglio, il numero di autorizzazione del tracciato ed il numero dell’autorizzazione alla numerazione unica.

Dati del frontespizio della busta paga

Di norma, nel frontespizio del cedolino paga sono forniti i seguenti dati:

  • estremità del datore di lavoro: cognome, nome, partita Iva, codice fiscale, indirizzo;
  • periodo di paga: a seconda della previsione dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL), il periodo di paga può avvenire su base giornaliera, settimanale, quattordicinale, quindicinale e mensile;
  • numerazione del foglio: è tassativo indicarlo laddove, in luogo della busta paga, sia consegnata una copia delle scritturazione del LuL;
  • numero e data di autorizzazione del tracciato (solitamente rilasciati al fornitore del software che si è occupata di realizzare il programma paghe): occorre indicare obbligatoriamente se in luogo della busta paga è consegnata copia delle scritturazioni del LuL;
  • numero e data di autorizzazione alla numerazione unica (qualora la tenuta del LuL sia delegata a un ente o un professionista intermediario che adotta una sola numerazione per tutte le ditte in delega): è tassativo specificarlo laddove in luogo della busta paga sia rilasciata copia delle scritturazioni del LuL.

Parte superiore della busta paga

Nella parte superiore del cedolino paga sono esposti i seguenti dati:

  • posizione Inps: consiste nel numero di matricola del datore di lavoro per l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale;
  • codice statistico contributivo (Csc): si tratta di un codice attribuito dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale che evidenzia il ramo assicurativo, la classe e la categoria a cui il datore di lavoro appartiene;
  • posizione Inail: fornisce il numero di Posizione Assicurativa Territoriale (Pat) assegnata dall’Inail al committente, corrispondente alla prestazione d’opera svolta dal dipendente;
  • voci Inail: riporta le voci Inail inerenti alle mansioni svolte dal lavoratore dipendente, sulle cui basi è definito il tasso di premio (ad esempio 0722: amministrazione);
  • generalità del dipendente di lavoro: cognome, nome, data e luogo di nascita, indirizzo di residenza;
  • data di assunzione ed eventuale data di assunzione convenzionale (laddove gli effetti associati all’anzianità di servizio si intendano lasciare da una data precedente a quella effettiva di assunzione);
  • data di cessazione: quest’informazione è rilasciata esclusivamente in date circostanze, ossia è inserita abitualmente nell’ultima busta paga consegnate al dipendente, cessato il rapporto;
  • scatti di anzianità maturati e data di maturazione dello scatto di anzianità successivo;
  • qualifica del dipendente: operai, impiegato, quadro, dirigente, …;
  • professione Istat: si tratta delle mansioni effettivamente commissionate al prestatore d’opera, corrispondenti al titolo professionale indicato nel modello Co Unilav spedito dai servizi per l’impiego;
  • livello: si traduce nel livello d’inquadramento del prestatore d’opera, conferito a seconda delle responsabilità affidate dal datore di lavoro e dall’esperienza maturata dal soggetto in questione, secondo le regole sancite dal Contratto collettivo nazionale del lavoro applicato;
  • codice tipo contribuzione: attribuito dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, il dato individua i dipendenti che presentano particolarità contributive (ad esempio cod. 55 per i dipendenti che traggono giovamento dallo sgravio contributivo donne e over 50 disoccupati);
  • percentuale di lavoro part-time: sotto forma di misura percentuale, indica la riduzione dell’orario lavorativo rispetto all’orario ordinario full time stabilito dal Contratto collettivo nazionale del lavoro;
  • ore settimanali: il dato indica l’ordinario orario settimanale previsto dal Ccnl applicato al dipendente;
  • giorni Contratto collettivo nazionale del lavoro: fornisce il divisorio mensile giornaliero del Ccnl applicato al dipendente;
  • ore Contratto collettivo nazionale del lavoro: specifica il divisore mensile orario del ccnl applicato al dipendente;
  • retribuzione globale di fatto: include tutti gli elementi retributivi che il prestatore d’opera percepisce con continuità nel tempo, quali ad esempio: paga base; minimo tabellare; indennità di contingenza; Elemento distinto della retribuzione (Edr); terzo elemento; assegni ad personam; indennità di varia tipologia; retribuzione di merito; scatti di anzianità.

Competenze indicate nella busta paga

Nel corpo, vale a dire nella parte centrale della busta paga, sono abitualmente riportate le competenze a cui il prestatore d’opera ha diritto. Detto altrimenti, consistono nelle componenti positive accordate dal committente al dipendente di lavoro, cioè:

  • retribuzione globale di fatto;
  • maggiorazioni e compensi per lavoro supplementare o straordinario;
  • retribuzione per permessi goduti o ferite goduti;
  • indennità per permessi non goduti o ferie non godute (aggiuntive rispetto alle 4 settimane stabilite dal decreto sull’orario di lavoro);
  • compenso per festività godute o non godute-cadenti di domenica (solitamente corrispondenti alla retribuzione giornaliera);
  • assegni al nucleo familiare: è una prestazione, indirizzata al prestatore d’opera, indirizzata al sostegno economico del nucleo familiare, erogata dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale ma anticipata dall’impresa in busta paga;
  • competenze a carico di terzi: ad esempio, indennità di maternità o di malattie riconosciute dall’Inps;
  • intera corresponsione o ratei di mensilità integrative, quali la tredicesima e la quattordicesima;
  • rimborsi: occorre segnalare pure i rimborsi spese non soggetti a tassazione e contributi e annotare sia i rimborsi analitici che quelli forfettari, tra cui i rimborsi cumulati di spese sostenute in missioni collettive, purché fiscalmente comprovati da documentazione; non occorre, invece, indicare i rimborsi che fanno riferimento a documenti direttamente intestati all’impresa, quali le fatture per le spese delle quali il prestatore d’opera si è fatto carico in nome e per conto del committente;
  • valore dei buoni pasto, dell’indennità di mensa o dell’indennità sostitutiva di mensa;
  • premi di produzione e incentivi di differente natura;
  • bonus Irpef: consiste nel c.d. bonus Renzi da 80 euro al mese;
  • arretrati;
  • retribuzione in natura: è tassativo indicarne il controvalore economico unicamente se rientra nell’imponibile fiscale o contributivo;
  • Tfr o Trattamento di Fine Rapporto: è tassativo indicarlo tra le voci positive esclusivamente se il dipendente di lavoro lo percepisce assieme alla mensilità cui il cedolino fa riferimento, dunque nel caso in cui il rapporto tra il committente e il prestatore d’opera sia cessato, oppure spetti un’anticipazione.

Per ogni voce che compone la busta paga sono indicati, oltre alla descrizione e al codice identificativo:

  • la quantità (ore, giorni, mesi, unità differenti);
  • l’importo base.

Trattenute indicate nella busta paga

Abbiamo completato le voci positive previste nella busta paga. Adesso è tempo di soffermarci nello specifico sulle componenti negative, ovvero sulle trattenute subite dal prestatore d’opera:

  • trattenute per giorni di assenza: ad esempio, per assenze ingiustificate o per sciopero;
  • trattenute per l’erogazione di somme non spettanti nei periodi paga precedenti oppure per la restituzione di indebiti in generale;
  • contributi assistenziali e previdenziali a carico del prestatore d’opera;
  • trattenute giornaliere per incumulabilità dello stipendio con la pensione. Di norma la retribuzione è cumulabile con le pensioni dirette, ma figurano delle eccezioni quali gli assegni di invalidità e alcune tipologie di trattamento;
  • ulteriori contributi trattenuti al prestatore d’opera, come quelli a favore del fondo sanitario o del sindacato;
  • trattenute Irpef: possono essere correnti, vale a dire applicate sulla base dell’imponibile fiscale del periodo paga, derivanti da conguaglio (di fine anno o al termine del rapporto) o dal modello 730;
  • tassazione separata: la tassazione in oggetto si applica su talune voci positive della busta paga quali gli arretrati o il Trattamento di Fine Rapporto;
  • rate dell’addizione comunale all’Irpef, in acconto o a saldo;
  • rate dell’addizionale regionale all’Irpef a saldo;
  • trattenute per cessione o pignoramento del quinto dello stipendio;
  • trattenute per sanzioni disciplinati applicate dal datore di lavoro.

Dati degli assegni familiari

Solitamente nella parte inferiore della busta paga sono esposti i dettagli inerenti alla liquidazione degli Assegni al nucleo familiare, solitamente chiamati con l’acronimo Anf:

  • numero componenti del nucleo;
  • tabella a cui appartiene il nucleo familiare, secondo la composizione;
  • classe del nucleo familiare: varia in relazione al reddito;
  • eventuali Anf arretrati;
  • giorni eventuali di spettanza degli assegni, se gli Anf non spettano per l’intera mensilità;
  • eventuali Anf non spettanti recuperati.

Dati relativi al Tfr

Sempre nella parte inferiore, sono di solito riportate pure le informazioni attinenti al Trattamento di Fine Rapporto (Tfr), che matura mensilmente e può essere accantonato in azienda, presso un fondo di previdenza complementare oppure presso il fondo di tesoreria dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale. Certi Contratti collettivi nazionali di lavoro permettono la liquidazione di una sua parte al dipendente di lavoro:

  • giorni/ore accantonamento Tfr: specifica il periodo sulla cui base è conteggiato il Trattamento di fine rapporto da accantonare;
  • retribuzione utile Tfr: specifica la retribuzione sulla base della quale misurare il rateo del Trattamento di Fine rapporto maturato nel periodo di paga;
  • Tfr versato alla previdenza complementare;
  • quota annua del Trattamento di Fine Rapporto;
  • fondo Tfr accantonato in azienda;
  • Tfr maturato nel mese;
  • Tfr maturato nell’anno;
  • rivalutazione del Tfr;
  • Tfr versato al Fondo di Tesoreria dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale (per le compagnie con un numero di dipendenti superiore a 50).

Dati contributivi

Tra i dati previdenziali e assicurativi, nel cedolino sono indicati:

  • imponibile Istituto Nazionale di Previdenza Sociale del mese: consiste nella retribuzione sulla cui base si conteggiano i contributi previdenziali;
  • aliquota applicata: consiste nella percentuale da applicare all’imponibile per quantificare i contributi dovuti all’Inps;
  • imponibile Inps totale dell’anno;
  • contributi trattenuti al dipendente;
  • imponibile Inail: si tratta della retribuzione sulla base si quantificano i premi da corrispondere all’Inail per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali; i premi non sono trattenuti al dipendente, ma sono totalmente a carico dell’azienda.

Dati fiscali

In merito ai dati fiscali, ovvero inerenti alla determinazione delle imposte che il dipendente è tenuto a corrispondere e alle trattenute in busta paga, nel cedolino si indicano:

  • imponibile fiscale o Irpef: solitamente coincide con la retribuzione mensile del lavoratore al netto dei contributi previdenziali; nel cedolino è riportato l’imponibile Irpef del periodo di paga e dell’anno (imponibile progressivo Irpef);
  • imposta lorda: è l’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche misurata sull’imponibile fiscale del periodo di paga, sulla base delle aliquote e degli scaglioni previsti dal legislatore italiano;
  • per redditi di lavoro dipendente, la detrazione annua e mensile;
  • detrazione per figli a carico, mensile e annua;
  • detrazione, mensile e annua, per coniuge a carico;
  • nel caso di famiglie numerose, la detrazione mensile e annua;
  • altre detrazioni, mensili e annue;
  • totale delle detrazioni applicate nel mese e nell’anno: ricordiamo che le detrazioni consistono in un importo che si sottrae dall’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche lorda;
  • Irpef netta, annua e mensile (Irpef lorda diminuita delle detrazioni), imponibile annuo Irpef, imponibile mensile Irpef, imponibile progressivo Irpef;
  • addizionale regionale a saldo trattenuta nel mese, normalmente calcolata alla fine dell’anno e trattenuta a saldo nell’anno seguente, in 11 rate sino a novembre;
  • addizionale comunale a saldo trattenuta nel mese, normalmente calcolata al momento del conguaglio di fine anno e trattenuta a saldo nell’anno seguente, in 11 rate sino a novembre
  • trattenuta nell’anno dell’addizionale regionale a saldo;
  • trattenuta nell’anno dell’addizionale comunale a saldo;
  • addizionale regionale debito residuo, cioè l’importo ancora da versare alla Regione;
  • addizionale regionale debito residuo, cioè l’importo ancora da versare al Comune;
  • acconto addizionale comunale trattenuto nell’anno;
  • addizionale comunale in acconto: è addebitata in 9 rate, a partire dal mese di marzo;
  • acconto addizionale comunale debito residuo.

Dati relativi alle ferie e ai permessi

Abitualmente, nel cedolino paga è fornito il riepilogo delle ferie e dei permessi spettanti:

  • ferie godute nell’anno;
  • ferie residue relative all’anno in corso;
  • rateo ferie maturato nell’anno;
  • ferie residue dagli anni precedenti: indica delle ferie maturati negli anni precedenti e fino a quel momento non ancora godute. Solitamente si riportano in giorno, ma talvolta si utilizzano le ore come unità di misura;
  • permessi, ROL (riduzione dell’orario di lavoro), banca ore/flessibilità, ex festività, riposi: maturati nell’anno; goduti nell’anno; residui relativi all’anno in corso; maturati negli anni precedenti e non goduti/ non liquidati.

Come si arriva al netto in busta paga?

Busta paga

Trova normalmente spazio nella parte inferiore della busta paga, all’interno della voce “netto in busta”, il netto corrisposto al lavoratore. A ogni modo, lo si può desumere togliendo il totale delle componenti negative al totale delle componenti positive. Ma in che modo accertare che il calcolo effettuato sia effettivamente stato eseguito in modo corretto? Per giungere al netto in busta, occorre tener presente che nella generalità dei casi servirà osservare i seguenti step:

  • stabilire l’imponibile previdenziale, escludendo dal calcolo eventuali importi della retribuzione esenti;
  • determinare i contributi previdenziali da corrispondere ai relativi fondi;
  • togliere dall’imponibile previdenziale l’ammontare dei contributi previdenziali a carico del prestatore d’opera;
  • sommare all’importo ottenuto applicando eventuali componenti non imponibili dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale ma imponibili fiscalmente. Un esempio è rappresentato dall’indennità di Malattia erogata dall’Inps, soggetta a tassazione sebbene sul suo ammontare non vada versato alcunché nelle casse del Fisco. In sintesi, la formula è la seguente: (imponibile previdenziale – contributi a carico del dipendente di lavoro) + eventuali importi solo imponibili fiscalmente = imponibile fiscale;
  • misurare l’imposta lorda da riconoscere sull’imponibile fiscale. In sostanza occorre risalire all’Irpef, sulla base degli scaglioni di reddito e delle aliquote associate;
  • determinare le detrazione eventualmente da riconoscere;
  • quantificare l’imposta netta sottraendo dall’imposta lorda le detrazioni;
  • sottrarre l’imposta netta dall’imponibile fiscale;
  • sottrarre ulteriori ritenute (cessione del quinto, pignoramento, addizionale, restituzione indebiti, …);
  • aggiungere eventuali importi che non rientrano nell’imponibile fiscale e previdenziale, tipo il bonus Renzi;
  • si ricava il netto in busta paga.

Calendario delle presenze

Se anziché della busta paga si consegna una coppia delle scritturazioni effettuate nel Libro unico del Lavoro, assieme al cedolino è stampato anche il calendario delle presenze. Nel calendario, è fornito un sunto dettagliato per ogni giornata delle ore di presenze e di assenza. Le annotazioni relative alla presenza o alla assenza dei prestatori d’opera vanno compiute ricorrendo a causali risultanti da una leggenda apposita.

 

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