Multa: non devi pagarla se non ricordi chi guidava, i dettagli

Non devi pagare la multa se non ricordi chi si trovava al volante al momento dell’infrazione: ecco tutti i dettagli.

Multa

Presti l’auto e la tua “ricompensa” qual è? Una multa, la più beffarda delle punizioni per aver accordato fiducia a un parente o a un amico. La situazione si ingarbuglia ulteriormente se non ricordi chi fosse alla guida nel momento di commettere l’infrazione. D’altra parte, un aspetto positivo c’è: non devi pagarla! Beh, non devi pagarla purché ti sia possibile far valere le ragioni e giustificare la tua difesa.

In assoluta franchezza, coloro che ha preso una multa ne è ben consapevole: talvolta passa fin troppo da quando si commette un’infrazione del Codice della Strada e l’arrivo della sanzione a casa. In situazioni simili, occorre avere una memoria di ferro o qualche promemoria per risalire a colui che fosse al volante nel momento incriminato.

Capita di accorgersi di aver commesso qualcosa di potenzialmente sbagliato (pensiamo al tipico dilemma semaforo rosso-giallo) e di passare diversi giorni con il timore di ricevere una cattiva sorpresa a domicilio. Ma nella situazione esaminata la questione differisce: abbiamo prestato la macchina a qualcuno e quando sopraggiunge la multa non sappiamo identificare chi fosse alla guida al momento dell’infrazione. Ebbene, in casistiche del genere il legislatore è disposto a chiudere un occhio se lo ammetti. Se così fosse, non dovresti pagare alcunché. La situazione è davvero tanto facile? Sì, dati certi presupposti. Che ora ti andremo a illustrare per filo e per segno.

Multa: il caso dell’imprenditore

Multa

A questo punto, una puntualizzazione è d’obbligo: la multa per infrazione del Codice della Strada è da pagare, sempre, a meno che non sussistano gli estremi per avanzare ricorso alle autorità competenti. Ciò a cui stiamo facendo riferimento è la sanzione di 286 euro applicabile nel momento in cui non comunichiamo i dati di colui che ha commesso la violazione della norma in vigore.

La questione ha avuto un’importante delucidazione, come spesso accade, attraverso un caso pratico. Pervenuta la contravvenzione, un imprenditore di una Società a Responsabilità Limitata ha rilasciato una dichiarazione dove esprimeva la totale incapacità di ricordare chi si trovasse alla guida del veicolo al momento dell’infrazione contestata. La ragione è semplice: la multa è arrivata con colpevole ritardo e l’auto aziendale, dunque a disposizione per vari dipendenti. Senza un rapporto storico dettagliato è alla stregua di una mission impossible imputare una colpa, che, ovviamente, l’imprenditore non si può assumere. In fondo, è giusto così: chi pagherebbe mai una multa supplementare quando sei certo di non aver commesso nulla per meritarlo?

La sentenza del Giudice

Nel 2016, il Giudice di Pace di Campobasso ha applicato l’art. 126 bis, co. 2 del Codice della Strada. La comunicazione – recita la sentenza – deve essere effettuata a carico del guidatore quale responsabile della violazione; nel caso di mancata identificazione di esso il proprietario della macchina, oppure un altro obbligato in solido ai sensi dell’art. 196, ha l’onere di fornire alle Forze dell’Ordine che procede, entro 60 giorni dalla data di notifica del verbale di contestazione, i dati personali e della patente del conducente al momento della commessa violazione.

Se il titolare del veicolo risulta una persona giuridica, il suo rappresentante legale o suo delegato è chiamato a sottoporre i medesimi dati, entro il medesimo termine, alle Forze dell’Ordine che procedono. Il proprietario del mezzo, o comunque un obbligato in solido ai sensi dell’art. 196, sia esso persona fisica o giuridica, che, in assenza di un giustificato e comprovato motivo, omette di fornirlo è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 286 a euro 1.142.

In buona sostanza vuol dire che occorre enunciare il “colpevole”, ma che è ancora più grave se omettiamo di fornire le generalità e dunque – sul piano almeno teorico – è sufficiente giustificare la situazione per evitare ulteriori guai. Riprendendo il pronunciamento del Giudice, nulla si può rimproverare a chi in buona fede, a distanza di tempo dall’accertamento, non riesca a costituire valida esimente, attesta l’assenza di colpa come requisito dell’illecito amministrativo.

Tre punti chiave fondamentali

L’imprenditore della Srl si è visto, insomma, accogliere la domanda, presentata dal giudice mediante i suoi rappresentanti legali. Tuttavia, della vicenda occorre sottolineare degli aspetti fondamentali:

  • si tratta di una contravvenzione a una macchina facente parte di un parco veicolare aziendale;
  • la notifica della multa è giunta dopo un lasso di tempo consistente (ma entro i 90 giorni);
  • la difesa è stata perfettamente giustificata.

I tre punti chiave appena evidenziati – è importante rimarcarlo – hanno permesso di aver ragione nel contenzioso. Pertanto, prima di poter affermare di non pagare la multa tienine conto. Anche perché il precedente rischierebbe di divenire pericoloso: immagina quali ripercussioni avrebbe se chiunque iniziasse a sostenere di non ricordare e che bastasse tale tesi per scampare alla contravvenzione. Succederebbe il finimondo.

Il legislatore italiano sancisce una multa tra 286 euro e 1142 euro nei confronti di chi non comunica alle autorità dati del conducente del veicolo sanzionato, senza comprovata giustificazione. Ci riferiamo al c.d. giustificato motivo, il nocciolo dell’intera questione. Per correttezza di informazione sussistono diversi casi in merito, ma non tutti hanno avuto lo stesso esito della vicenda presa qui in esame.

Formula di guida esclusiva

Le compagnie assicurative richiedono la cosiddetta “formula di guida” – o “indicazione dei conducenti” – per risalire a chi guidava l’auto e per quantificare il premio assicurativo in base al rischio ipotizzato. La “guida esclusiva” non si presta a fraintendimenti. Scatta non appena sei sicuro che sarai tu e solamente tu a guidare la vettura. Di conseguenza, ti toccherà dire a no a chiunque te la chieda in prestito. Tradotto: no a mogli, mariti, figli, genitori, fratelli, sorelle, cugini, colleghi di lavoro, ecc. O, per essere più corretti, hai occasione di prestarla, ma nel momento in cui riporti un incidente sappi che l’assicurazione non lascerà correre.

Nello scenario migliore ti andrà bene sempre, ma il giorno in cui l’altra persona rimarrà coinvolta in un sinistro avrai da sostenere una rivalsa (limitata nella migliore delle ipotesi, illimitata alla peggiore) in quanto non ti trovavi tu alla guida. Di solito, tale formula fa risparmiare sul prezzo medio della Rc Auto. Il consiglio è di rifletterci in maniera adeguata. Non lasciarti tentare da un semplice discorso economico, parecchi fattori vanno presi in analisi.

 

Segui MetaNews su Google News e sii il primo a conoscere tutte le Notizie dal mondo.