Bollette luce e gas: proseguono le tensioni sui prezzi dell’energia

Sul rincaro delle bollette luce e gas pesano le tensioni per quanto riguarda i prezzi riguardanti l’energia, provocati da due fattori.

Bollette luce e gas

Dopo il provvedimento pubblicato dal Governo in Gazzetta Ufficiale, per bloccare i rincari delle bollette luce e gas, proseguono incessanti le tensioni sui prezzi dell’energia, che da una parte mettono in difficoltà i mercati finanziari e dall’altra vanno a colpire i risparmi dei consumatori.

Bollette luce e gas: bilanciamento critico tra scorte e domanda dell’energia

La situazione è esasperata da due fattori. Come sottolinea Bloomberg, con la stagione invernale che tende ad avvicinarsi, e il naturale consumo di energia per questioni climatiche, la scarsità della materia prima e la prospettiva di un aumento della domanda provocano degli evidenti contraccolpi.

Il bilanciamento tra scorte e domanda – scrivono gli analisti energetici dell’agenzia finanziaria – resterà insolitamente critico e ciò andrà a determinare una ulteriore pressione. L’allarme più recente proviene da Statnett, l’operatore norvegese delle reti: il quadro nella parte meridionale del Paese scandinavo è critico e ciò potrebbe compromettere l’export energetico che, via cavo, arriva alla Danimarca, alla Germania e al Regno Unito.

Da diversi fronti pervengono segnali di un’impennata aggiuntiva del costo dell’energia. Nel corso delle negoziazioni sulla borsa Ice, il prezzo del gas in Europa ha superato, per la prima volta nella storia, la soglia dei 1.000 dollari per 1.000 metri cubi. I future inerenti alle emissioni di anidride carbonica hanno registrato un +2,2%.

All’interno dei confini italiani, la scorsa settimana il Gestore dei mercati energetici ha decretato un aumento del PUN (cioè il prezzo medio di acquisto dell’energia elettrica) a 172,39 euro/MWh (+5,8 per cento in confronto a sette giorni prima). I futuri sui contratti per il gas naturale negli Stati Uniti segnano anch’essi un netto rialzo: il contratto di ottobre è giunto ai massimi da febbraio a 6,27 dollari, con un balzo del 10% in seguito al +11% di lunedì 27 settembre 2021.

Gli esecutivi sono pressoché costretti a scendere in campo dato il caro-energia. L’Italia lo ha fatto, la Spagna ha indicato la via e pure la Francia, in ottica dei rincari delle bollette a doppia cifra percentuale, si appresta a innalzare l’incentivo per non lasciare soli i nuclei familiari più poveri.

Le problematiche della Cina

Persino la Cina (reduce dal banco delle criptovalute), seconda economia al mondo, non ha superato indenne questa fase delicata.  A tal proposito – spiega Reuters – costituisce un importante campanello di allarme lo stop di parecchie industrie, compresi affermati fornitori di big occidentali, dalla Tesla alla Apple. Nello specifico, pesano le problematiche del Nordest: una minaccia per l’avvenire della terra dei dragoni a livello globale.

Difatti, un fardello attanaglia già le materie prime, la componentistica e i costi dei trasporti (specialmente marittimi). In base alle rilevazioni di Bloomberg Intelligence, hanno lamentato forme di interruzione energetica, in primis nell’industria pesante, almeno 17 province e regioni, pari al 66 per cento del Prodotto interno lordo.

A dispetto del deciso incremento della domanda, l’onerosità del carbone rende la generazione elettrica anti-economica. Inoltre, al fine di centrare i target su intensità energetica ed emissioni, determinate aree hanno optato per il blackout.

Ecco, quindi, che dalle autorità territoriali (vedi la provincia di Jlin, una delle più colpite) lanciano appelli affinché si dia l’accelerata sull’import di carbone. Nel frattempo, un’associazione di compagnie elettriche ha dichiarato di aver ampliato in ogni modo possibile l’offerta. E Goldman Sachs ha tagliato dall’8,2 al 7,8 per cento le stime sul Pil 2021 della Cina, col 2022 al 5,5%.

I segnali di tensione dati dal petrolio tolgono, in aggiunta, il sonno agli osservatori. In tempi non sospetti avevano visto salire i prezzi rispetto ai minimi del 2020, tuttavia non si erano registrate le punte estreme riportati in altri ambiti del ramo energetico, tra cui il gas e l’anidride carbonica. Ciò dipende pure dal fatto che, per via della transizione energetica, gli attori ivi operanti hanno ridotto gli investimenti e risultano perciò meno elastici e in grado di fronteggiare un picco improvviso di domanda.