Nessuna riforma delle pensioni, ma una Ape sociale allargata: bidelli e maestre dentro i nuovi lavori gravosi

Al posto di quota 100 dal 2022 si pensa ad un potenziamento dell’Ape sociale, e nel mondo della scuola questo significa più lavoratori dentro la misura.

pensione

Ed alla fine probabilmente sarà questa la strada che il governo dovrebbe utilizzare per alleggerire il carico che la fine di quota 100 lascerà nel sistema previdenziale. Sarà l’Ape sociale la soluzione, perché una vera e propria riforma delle pensioni, con la flessibilità a 62 anni o con la quota 41 per tutti non potrà vedere i natali.

Nella prossima legge di Bilancio quindi, solo interventi mirati verso le attività lavorative più logoranti, utilizzando uno strumento già esistente che andrà prima prorogato e poi allargato come platee di beneficiari.

La commissione sui lavori gravosi, istituita dal Ministero del Lavoro con lo scopo di allargare le categorie dei lavori gravosi che oggi sono ferme a 15 attività, sembra aver completato il suo compito. E dal documento della commissione che dovrebbe partire una specie di restyling dell’Ape sociale che, ricordiamo, scade il 31 dicembre 2021 proprio come la quota 100.

Dall’estensione della misura anche nel comparto scuola potrebbero arrivare buone notizie perché rispetto ad oggi, sarebbero molti di più i lavoratori interessati dall’Ape sociale.

Ape sociale al posto di quota 100, ma potenziata, ecco come

Qualcuno già parla di super Ape sociale, perché l’estensione della platea dei beneficiari dovrebbe essere la soluzione individuata per detonare i 5 anni di scalone che lascerà quota 100.

Certo, la prima cosa da dire è che parliamo di due misure totalmente diverse. Infatti la quota 100 è una vera e propria pensione diretta mentre l’Ape sociale è un assegno di accompagnamento all’età pensionabile per la pensione di vecchiaia.

Quota 100 infatti accompagna il pensionato per tutta la sua vita mentre l’Ape sociale si blocca a 67 anni quando il beneficiario dovrà chiedere la pensione di vecchiaia. Inoltre l’Ape sociale non è reversibile, non prevede maggiorazioni, non da diritto agli assegni familiari e non prevede tredicesima. Tutti istituti che per la quota 100 sono previsti.

Rispetto alla pensione per quotisti l’Ape sociale ha delle limitazioni di platea. Infatti è una misura destinata sostanzialmente a persone disagiate come reddito, salute, famiglia e lavoro. La misura oggi si rivolge a 4 grandi categorie che sono:

  • Disoccupati;
  • Caregivers;
  • Invalidi;
  • Lavori gravosi.

Sulle prime tre probabilmente non si farà niente e si uscirà sempre con 63 anni di età e 30 di contributi. AI disoccupati resterà intatto anche l’obbligo di aver terminato la fruizione della Naspi da almeno 3 mesi prima della domanda. Per gli invalidi resterà il vincolo di avere una disabilità certificata superiore al 74%. Per i caregivers invece occorrerà ancora dimostrare di aver prestato assistenza ad un parente stretto disabile da almeno 6 mesi prima della domanda.

Il potenziamento della misura invece verterà sui lavori gravosi, che diventeranno di più delle 15 categorie oggi previste. Questa la soluzione individuata per il post quota 100, soluzione a cui la commissione sui lavori gravosi ha lavorato in questi mesi.

Ape sociale, i nuovi lavori usuranti per le pensioni

Nello specifico del comparto scuola, oggi l’Ape sociale è destinata a maestre di asilo ed educatori della scuola di infanzia. Tra le 15 attività gravose oggi previste, che consentono di usufruire dell’Ape sociale, ci sono proprio i maestri e gli educatori che hanno a che fare con i più piccoli. Oggi per i lavori gravosi, l’Ape sociale consente il prepensionamento a partire dai 63 anni di età con 36 anni di contributi versati.

In questa fase di preparazione al potenziamento dell’Ape sociale da inserire nella legge di Bilancio, c’è chi vorrebbe abbassare pure il tetto minimo di contribuzione previsto, portandolo dai 36 anni prima citati, ai 30 che per esempio riguardano i disoccupati, gli invalidi e i caregivers.

Sembra che la commissione abbia individuato altri 42 gruppi di attività da aggiungere ai 15 precedenti. In pratica, si passerebbe da 62 mansioni gravose a 203. Un numero davvero enorme per una misura che potrebbe allargarsi a dismisura quindi.

Tra queste attività, restando in tema scuola, rientrerebbero pure i maestri e le maestre delle scuole elementari e pure i collaboratori scolastici.