Reddito di cittadinanza, raffronto Italia resto d’Europa, ecco perché da noi rischia di fermarsi

Il reddito di cittadinanza è sulla graticola, con molti che vorrebbero eliminarlo dal sistema, ma in altri Paesi, misure simili sono perfette o quasi.

Reddito di Cittadinanza

 

In Italia il reddito di cittadinanza è arrivato quasi ad un bivio. Infatti per i primi beneficiari si sta completando anche il secondo ciclo di fruizione. Il meccanismo 18+18, inteso come mesi di fruizione, sta volgendo al termine. Entrato in vigore a marzo 2019, a settembre 2022 per qualcuno si completerà il secondo ciclo.

E qualcuno già si chiede se si potranno percepire altri 18 mesi. Ma se la domanda è questa vuol dire che, per lo meno dal punto di vista delle politiche attive sul lavoro, la misura non ha funzionato per niente.

Se c’è chi prevede di essere ancora nelle condizioni di dover chiedere altri 18 mesi di sussidio, vuol dire che le proposte di lavoro non sono arrivate. Ed è per questo che da più parti arrivano proposte di cancellazione della misura. Difficile che il reddito di cittadinanza venga soppresso, ma è assai probabile che subisca una profonda revisione. E allora perché non copiare l’estero? Infatti esistono Paesi dove misure di questo tipo sono perfettamente funzionanti e sono in vigore da prima che in Italia.

Reddito di cittadinanza, il confronto Italia resto d’Europa non regge

Il quadro della povertà in giro per l’Europa è salito esponenzialmente per via della pandemia. La UE monitora attentamente la situazione e il progetto di Bruxelles è una ripresa entro il 2030 che consenta a famiglie e bambini oggi prossimi alla povertà, di riprendere quota.

In pratica, la UE tende a favorire misure di sostegno alle condizioni di disagio, ma sempre con l’obbiettivo aggiuntivo al semplice sussidio, cioè di ridare collocazione sociale e lavorativa ai presunti poveri. La povertà non può essere certo debellata tutta insieme, ma la UE conta di ridurre il numero di poveri, tra i quali si contano anche 5 milioni di bambini, appartenenti a famiglie disagiate.

Come dicevamo, l’Italia si è dotata di una misura di aiuto alle condizioni di criticità molto dopo altri Paesi. Pare che sia solo la Grecia ad essere stata anticipata dalla nostra Penisola. Gli altri Stati della UE una misura di contrasto alla povertà la hanno varata da anni ormai.

Il reddito di cittadinanza negli altri Paesi Europei, ecco come funziona

In  Germania il loro reddito di cittadinanza lo chiamano “programma Arbeitslosengeld II. Addirittura è dal 2003 che è in funzione questa misura. Lo strumento eroga 432 euro al mese per un singolo, mentre 389 euro a persona per i nuclei familiari composta da due o più persone.

Per ottenerlo è necessario non avere reddito sufficiente, essere abili al lavoro e non necessariamente disoccupati. Le somme erogate vengono immediatamente tagliate del 30% e del 60% a chi non partecipa a programmi di formazione o a chi non accetta un lavoro. Dopo tre rifiuti di lavoro o corsi formativi, si perde il sussidio.

Gli stranieri in Italia possono ottenere il sussidio a condizione di essere residenti nel nostro territorio da almeno 10 anni. Nel resto d’Europa, Germania compresa (solo in Danimarca ne servono 9), bastano 5 anni.

Revenu de solidarité active, così si chiama in Francia il loro reddito di cittadinanza. Il sussidio in Francia non dura un numero predeterminato di mesi. Non ha scadenza. Per quanto concerne gli importi, sono 565,34 euro per una persona sola e sale in base alla composizione del nucleo familiare ( per esempio, 4 persone, due adulti e due minori, possono arrivare a percepire 1.187,21).

In Francia sono attenti alle politiche attive. Infatti al Revenu de solidarité active si affianca la Prime activité appannaggio di soggetti maggiorenni che negli ultimi 3 mesi hanno avuto redditi inferiori al salario minimo legale. Un autentico sussidio fino a 553,71 euro al mese che si aggiunge allo stipendio percepito per le attività lavorative evidentemente sottopagate. Un incentivo a lavorare quindi, perché se lavori e ti pagano poco, lo Stato ti versa la differenza.