Pace fiscale, non paghi? Ecco cosa rischi

Non rispettare i termini della definizione agevolata comporta delle conseguenze. Ecco cosa rischi se non osservi la pace fiscale.

Pace fiscale

Giunti in prossimità al nuovo appuntamento con le rate del saldo e stralcio e della rottamazione, fissato per il 30 settembre 2021, può tornare utile un ripasso sulle regole della definizione agevolata. Gli aderenti alla pace fiscale hanno un obbligo ben preciso, a cui non sottrarsi: il pagamento entro la scadenza, onde evitare di decadere dal piano concesso. Il ritardo superiore ai 5 giorni di tolleranza riconosciuti dal legislatore non ammette eccezioni né deroghe. Una volta scaduto il termine svaniscono i benefici accordati. Ma, entrando nello specifico, a quali conseguenze va incontro chi non paga?

Pace fiscale: il prezzo da ‘pagare’ per chi non rispetta le condizioni

Lo abbiamo appena sottolineato: non pagare le rate entro la scadenza comporta la perdita dei vantaggi inerenti alla pace fiscale. Si tratta di una presa di posizione che ha contraddistinto ogni singola edizione della rottamazione delle cartelle, riproposta in seguito con l’introduzione della pace fiscale. Non è perciò una novità, ma è essenziale fare il punto della situazione. Vale la pena analizzare nel dettaglio sia gli importi stabiliti nel 2021 con il versamento delle quote che dei dati iniziali correlati ai versamenti post-sospensione.

Un ammanco da 4 miliardi di euro

A fornire un’ampia e approfondita panoramica ci pensa Italia Oggi. Secondo l’organo di informazione mancherebbero all’appello ben 800 mila pagamenti rispetto a quelli preventivati dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione, per un totale  complessivo di 4 miliardi di euro. Un vuoto pesante che andrebbe, inevitabilmente, a pesare sulle casse dello Stato.

Qualora trovasse conferma il dato inerente ai contribuenti che non hanno corrisposto all’erario gli importi dovuti del saldo e stralcio e della rottamazione ter delle cartelle, sarà ampio il bacino di decaduti dalla pace fiscale per cui scrivere un capitolo inedito nel rapporto con l’Amministrazione finanziaria.

La perdita dei benefici

Oltre al ricalcolo del debito da corrispondere, al quale tornano ad aggiungersi le sanzioni, gli interessi così come la quota cancellata per chi ha accettato di avvalersi del meccanismo del saldo e stralcio, la mancata corresponsione delle somme, entro la scadenza, comporta l’impossibilità di accedere a ulteriori rateizzazioni.

L’Agenzia delle Entrate – Riscossione (AdER) attiverebbe, perciò, ogni procedura di recupero del debito ritenuta necessaria. E il cittadino non avrebbe la facoltà di dilazionare, in base alle regole, l’ammontare da elargire.

La medesima conseguenza andrà, più in generale, a colpire chiunque finisca per omettere di eseguire il pagamento delle rate entro la scadenza, o al massimo capitalizzando la finestra supplementare dei cinque giorni di tolleranza.

Gli appuntamenti da tener d’occhio

I prossimi appuntamenti da segnarsi in agenda sono sostanzialmente tre:

  • 30 settembre 2021 – scadenza per pagare le rate della rottamazione e del saldo e stralcio originariamente da corrispondere entro il mese di luglio del 2020;
  • 31 ottobre 2021 – scadenza per pagare la rata della rottamazione originariamente da corrispondere entro il mese di novembre del 2020;
  • 30 novembre 2021 – scadenza per pagare in un’unica ogni rate della pace fiscale da corrispondere per il 2021.

Alle restrittive indicazioni che, fin dalla notte dei tempi, contraddistinguono l’atto della rottamazione si affiancano le deroghe statuite alla luce dell’emergenza da Coronavirus. Difatti, il decreto Rilancio ha ammesso la rateizzazione dei debiti di cittadini che hanno perso il diritto della definizione agevolata. Il forte impatto avuto dalla crisi sanitaria sull’intero settore dell’economia ha spinto le autorità ad adottare un approccio, per così dire, più morbido e meno intransigente.

Contribuenti decaduti dalla definizione agevolata

Chi non ha versato le rate del saldo e stralcio e della rottamazione ter scadute due anni fa, nel 2019, ha facoltà infatti di avvalersi della rateizzazione delle cartelle, in conformità alle disposizioni enunciate dall’art. 19 del decreto del Presidente della Repubblica numero 602 del 1973.

La stessa politica è stata poi applicata dal decreto Ristori numero 137 del 2020 pure per i debiti legati alla prima e alla seconda rottamazione, decaduti a causa del mancato versamento entro i termini, nel rispetto della scadenza del 31 dicembre 2021.

E sulle stesse domande di rateizzazione conviene effettuare qualche puntualizzazione in merito alle novità. Per le domande avanzate entro la fine dell’anno, il contribuente ha la possibilità di trarre godimento del termine superiore di decadenza, che si traduce col non venir meno del piano di versamento accordato in caso di mancato pagamento di dieci rate, anche se non consecutive, in luogo delle cinque previste in via ordinaria. Regole emergenziali valide esclusivamente in parte per quanto concerne i decaduti dalla pace fiscale. Per ora non sono ammesse deroghe per chi ha evitato di versare e non verserà le rate inerenti al 2020 e al 2021 della rottamazione e del saldo e stralcio.