RIforma Fiscale, addio al super bollo

Nella legge delega incentrata sulla riforma fiscale, si parla pure del superbollo per le auto più potenti, che potrebbe essere abolito.

Superbollo auto

Nell’arco degli scorsi giorni il governo Draghi ha gettato le basi per attuare la riforma fiscale, mediante una legge delega che non andrà solo a riguardare Iva, Irpef e catasto. Tra gli obiettivi da perseguire, fissati dal primo articolo della norma, sussiste pure quello dell’eliminazione di vari tributi, come, ad esempio, il super bollo per le auto di grossa cilindrata. Se ciò accadrà occorrerà comunque tempo. Ma, senza correre troppo, onde evitare di perdere alcuni passaggi fondamentali, iniziamo dal principio.

Riforma fiscale: 18 mesi per concretizzare la legge delega

L’esecutivo ha 18 mesi per concretizzare quanto stabilito dalla legge delega, il che vale pure per l’individuazione e l’eliminazione di micro-tributi per i quali i costi di adempimento dei contributi risultino elevati, a fronte di un gettito trascurabile per il bilancio dell’Agenzia delle Entrate.

Nell’attuazione della riforma, si sottolinea, le autorità governative avranno l’onere di trovare le opportune compensazioni di gettito. L’argomento non suona senz’altro nuovo a chi sta seguendo attentamente gli sviluppi della situazione. Difatti, ormai da mesi si parla di eliminare tutta quella serie di tasse che comportano ingenti spese per i cittadini, a fronte di piccoli introiti allo Stato. Lo scorso giugno, la bicamerale delle commissioni Finanza di Camera e Senato aveva già redatto una lista di mini-tributi che potevano essere soppressi.

Le tasse che rischiano il taglio

Il documento, a cui è seguito l’impegno assunto dall’esecutivo con la stesura della legge delega, citava a titolo esemplificativo:

  • la maggiorazione del tributo comunale sui rifiuti (la cosiddetta Tari);
  • l’imposta sugli intrattenimenti;
  • il superbollo sulle vetture più potenti;
  • la tassa di pubblico insegnamento;
  • la tassa regionale di abilitazione agli esercizi professionali;
  • i diritti di licenza sulle accise;
  • la tassa per la laurea;
  • l’imposta regionale sulle emissioni sonore degli aeromobili civili.

In pratica, allo stato attuale delle cose non sussiste alcuna sicurezza su quali delle tasse in questione verranno effettivamente eliminate. Bisognerà attendere i provvedimenti effettivi del Governo perché per ora si tratta unicamente di ipotesi al vaglio. E, in quanto tali, potrebbero tradursi in mosse concrete oppure non andare in porto.

In un’intervista rilasciata a Il Messaggero, Luigi Marattin, presidente della commissione Finanze, ha sottolineato come a oggi ci sono una ventina di tributi con un gettito complessivo annuo di 250 milioni, che tendenzialmente è possibile abolire. La ragione è quella già richiamata in precedenza: il rapporto tra i benefici (pochi) del Governo e i costi (tanti) dei contribuenti. Insomma, il gioco non varrebbe la candela.

Ad esempio, la tassa addizionale sui canoni per le utenze pubbliche comporta un gettito di 271 mila euro. Quella regionale per l’abitazione all’esercizio professionale ammonta, invece, a 1 milione e 800 mila euro.

Le perdite annuali

Secondo sempre l’articolo uscito sul Messaggero, le perdite annuali per l’Agenzia delle Entrate potrebbero essere su 11 imposte erariali di 152 milioni, su sette imposte regionali di 91 milioni, su tre imposte comunali di 10 milioni.

La scelta intrapresa dall’esecutivo trova concorda il direttore dell’Amministrazione finanziaria, Ernesto Maria Ruffini, il quale è convinto che, eliminando una serie di balzelli, avrebbero una vita decisamente più semplice loro in agenzia e soprattutto i contribuenti che, per saldare ogni voce, sono costretti a fare una corsa a ostacoli.