Riforma pensioni agendo sul sistema contributivo: cambiare i coefficienti di trasformazione

La riforma pensione deve partire dai coefficienti di trasformazione per essere equa a tutte le età.

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Il sistema contributivo, con cui vengono calcolate le pensioni di coloro che hanno iniziato a lavorare dal 1996, restituisce, trasformati, i contributi effettivamente versati e proprio per questo è un sistema sostenibile.

A introdurre questo sistema di calcolo fu la Riforma Dini del 1995 che, in base a quello che scrive in professor Gronchi sul Il Sole 24 Ore, fu “realizzata in pochi mesi, fu consapevole dei fini ma pretese di ridurre i mezzi a uno sbrigativo metodo di calcolo della pensione, prescrivendo che fosse ottenuta moltiplicando il montante dei contributi versati per un oscuro “coefficiente di trasformazione”, diverso per età e aggiornato periodicamente. “.

Riforma pensioni, coefficienti di trasformazione

E proprio sul coefficiente di trasformazione si basa l’analisi di Gronchi che sottolinea l’esigenza di avere tanti coefficienti di trasformazione quante sono le età ammesse per il pensionamento.

E fa un esempio su tutti: la pensione di reversibilità deve basarsi non solo sull’aspettativa di vita del pensionato ma anche su quella del coniuge che la riceve, solo in questo modo l’annualità di pensione versata è realmente basata sul montante contributivo inizialmente versato.

I coefficienti di trasformazione aumentano all’aumentare dell’età del pensionato (poichè quest’ultimo percepirà la pensione, in base all’aspettativa di vita, per meno anni).  A parità di contributi versati chi va in pensione più tardi è premiato e riceve un assegno più elevato visto che l’assegno più alto compensa la durata inferiore della prestazione.

I coefficienti di trasformazione sono aggiornati ogni biennio e nei due anni di validità sono applicati in base all’età e non all’anno di nascita. Da sottolineare che il coeffiente varia in base all’età ma in questo modo il coeffiente di trasformazione valido per i 67 anni (5,575%) quest’anno viene applicato ai nati nel 1954 ma il prossimo anno sarà applicato ai nati nel 1955.  L’anno di nascita è importante soprattutto qualora si consideri il fatto che chi oggi potrebbe accedere alla pensione anticipata a 57 anni è nato lo stesso anno di chi ci accederà a 67 anni, in un arco di 10 anni, ma nel corso dei 10 anni i coeffienti di trasformazione saranno aggiornati soltanto 5 o massimo 6 volte.

Ma considerando che l’aspettativa di vita è destinata ad aumentare portando inevitabilmente i coefficienti di trasformazione a scendere,  è logico presupporre che per i nati in un determinato anno ritardare il pensionamento è controproducente visto che rischiano l’erosione del premio spettante.

La cosa migliore da fare, secondo Gronchi, è ripetere il modello svedese dove i coefficienti di trasformazione sono associati si all’età ma anche all’anno di nascita, in questo modo “prevede che a ciascuna coorte siano assegnati, a titolo definitivo, coefficienti suoi propri nell’anno solare in cui compie 64 anni, cioè alla vigilia dell’ingresso nella fascia d’età pensionabile. Così nel 2020 i coefficienti sono stati assegnati ai nati nel 1956, nel 2019 ai nati nel 1955, e così via. Ne deriva che i quattro coefficienti in vigore nel 2021 provengono da anni diversi. I coefficienti “per coorte” evitano di punire chi ritarda il pensionamento, e quindi di scoraggiare chi intende farlo su base volontaria.”.