Rischi e pericoli per l’economia italiana, europea e mondiale: la parole di Draghi

La realtà dietro l’economia italiana non viene illustrata dai media: per capire i rischi basta ascoltare le parole di Draghi.

QE Mario Draghi

I dati della ripresa economica italiana non esistono e anche se i media parlano di boom dell’economia, forse è il caso di dedicare attenzione alle parole pronunciate da Draghi alla conferenza di Confindustria.

Da tenere presente che Mario Draghi, banchiere, va dritto per la sua strada indipendentemente dall’approvazione dei cittadini (non ha bisogno di voti di conferma quando il suo governo si concluderà…) ma quando illustra i dati non si  nasconde dietro un dito e dice realmente le cose come stanno.

E proprio nel suo intervento all’assemblea 2021 di Confindustria ha elencato quelli che possono essere i rischi non solo a livello nazionale per l’Italia, ma anche a livello europeo e mondiale.

Draghi ha chiaramente detto che la ripresa economica che abbiamo davanti è un “rimbalzo” legato alla caduta del prodotto interno lordo registrata lo scorso anno: l’economia italiana, quindi, non sta crescendo, ma sta aumentando rispetto a quella registrata nel 2020 con le chiusure di quasi tutte le attività economiche. Durante il 2020 l’economia italiana si è contratta dell’8,9% ed è quindi inevitabile che riaprendo le attività economiche si registrasse un aumento (non assoluto, quindi, ma relativo al 2020).

I rischi per l’Italia

Stiamo, quindi, recuperando su quanto abbiamo perso lo scorso anno ma per tornare ai livelli pre COVID deve passare almeno un altro anno.

Il rischio numero uno illustrato da Draghi che potrebbe impedire la ripresa è rappresentato da nuove ondate di COVID: se si dovesse dover chiudere di nuovo tutto, la ripresa non ci sarebbe.

“L’altra incognita su cui dovremo vigilare riguarda l’aumento dei prezzi” dice Draghi all’assemblea di Confindustria 2021, “ e le difficoltà nelle forniture in alcuni settori. L’Economia globale sta attraversando un momento di aumento dei prezzi che riguarda anche i prodotti alimentari e tocca tutte le fasi del processo produttivo” continua.

Il premier il 24 settembre,  nel corso dell’assemblea ha snocciolato dati reali che dovrebbero far riflettere su quello che il nostro Paese sta vivendo e che i media non stanno riportando.

Le imprese italiane sono indebitate, ci sono tasse arretrate da pagare per le quali arriveranno cartelle esattoriali. Non stiamo vivendo un boom, ma ci stiamo solo, lentamente riprendendo da quello che è accaduto lo scorso anno e solo se tutto andrà bene andremo ai livelli pre COVID fra un anno…ma sono troppe le cose che potrebbero non andare bene, come riflette lo stesso Draghi nel corso dell’intervento.

“Non sappiamo ancora se questa ripresa di inflazione sarà temporanea o permanente e strutturale. Se dovesse rivelarsi duratura sarà particolarmente importante incrementare il tasso di crescita della produttività” dice il premier. Se l’inflazione che stiamo vivendo non dovesse essere temporanea, quindi, sarà necessario lavorare di più, produrre di più. Ricordiamo che l’aumento dei prezzi (l’inflazione) crea delle bolle!

“Per le imprese sono particolarmente importanti i rincari sui materiali da costruzione, sul gas, sull’energia, e i problemi di approvvigionamento dei semi conduttori”. Draghi fornisce, quindi, un quadro su quella che è la situazione e su quelli che possono essere i rischi.

“L’Italia si sta rimettendo in piedi dopo una crisi profonda. Questa fase richiede una politica di Bilancio equilibrata ed efficace”. Draghi, tra le righe ma neanche troppo, ci sta dicendo che dobbiamo essere molto attenti all’indebitamento statale e che miracoli non ce ne saranno.

Il premier puntualizza che “Le conseguenze dello shock economico causato dalla pandemia a partire  dall’aumento dell’indebitamento privato richiedono tempo per essere assorbite. Misure straordinarie come la moratoria del credito bancario hanno nascosto vulnerabilità del nostro sistema economico ma queste vulnerabilità sono destinate a riemergere nel tempo”. IL passo principale per Draghi è preservare la fiducia di famiglie e imprese e preservare la loro volontà di investire.

I soldi erogati a pioggia dal precedente governo alle aziende vanno restituiti e se non verranno restituiti i problemi saranno delle banche.

In conclusione il premier sottolinea che “Nel 2019 il nostro livello pro capite era fermo a quello di 20 anni prima, nello stesso periodo la produttività totale dei fattori è diminuita più del 4%, nei 20 anni precedenti, mentre in Germania è aumentata di oltre il 10% ed in Francia di oltre il 7%. “.

Per sentire l’intervento per intero del premier Mario Draghi: