Caro energia: i valori record impattano sui trasporti

Il caro energia si abbatte sul costo dei trasporti: nell’ultima settimana il prezzo del carburante è notevolmente aumentato.

Benzina

Il caro energia ha appena fatto sentire i propri sentire sull’economia globale. Dopo gli incrementi record delle bollette luce e gas – rispettivamente schizzate del 29,8 e del 14,4 per cento – adesso pagano dazio i trasporti. Nel corso dell’ultima settimana, infatti, la spesa media per un pieno di medio di benzina è cresciuta di oltre 5 euro e fino a 7 euro per i diesel.

Caro energia: gli effetti sul versante della mobilità

Inoltre, il gas, ai massimi storici, incrementa gli oneri per il Gpl e per chi ha un veicolo a metano, sicché presso alcune stazioni la cifra richiesta supera perfino quella del gasolio. E, nonostante le vetture elettriche rappresentino ancora un fenomeno limitato, il “conto” che si presenta presso le colonnine nelle aree metropolitano ha toccato il picco storico. Per i modelli più esclusivi, il “pieno” fast charge arriva a pesare quanto uno di gasolio.

Nell’ottica dei consumatori, una doppia conseguenza negativa: sborsano di più quando passano dal distribuire e quando si recano a fare la spesa al supermercato. Il caro energia fa aumentare i costi dei trasporti e ciò va ad abbattersi sul prezzo finale di beni e servizi. Da qui i timori nutriti riguardo alla ripresa dell’inflazione, dopo otto anni di calma piatta per il costo della vita.

L’impennata dei prezzi è il frutto dalla corsa di quelli di petrolio e gas, ulteriormente saliti negli scorsi giorni, in scia agli aumenti di ogni materia prima per la ripresa dell’economia mondiale, a seguito della conclusione dell’emergenza Covid. Il petrolio ha riportato un più 4 per cento negli ultimi due giorni, in risposta al provvedimento dell’Opec+ di non innalzare la produzione di greggio oltre il tetto pattuito in estate e ciò spiega, naturalmente, i numeri al rialzo dei carburanti. Il gas, nei confini italiani, ha raddoppiato la propria quotazione da inizio anni e del 440 per cento dai valori minimi pre-pandemia, in media con gli incrementi di altri Paesi dell’Unione Europea.