Cina: criptovalute nella black list. Bitcoin precipita

La Banca centrale della Cina ha messo ufficialmente nella black list le criptovalute e gli effetti sul loro valore si avvertono già.

Bitcoin

Il vento gira nella direzione contraria per le criptovalute. In questa occasione non parliamo di un semplice attacco, ma di una radicale presa di posizione assunta dalla Banca centrale cinese. L’istituto ha, infatti, annunciato che proibirà le transazioni in valute digitali, stimolando corpose vendite nel settore.

Sebbene sia una mossa destinata a sollevare grandi discussioni e polemiche, chi seguiva le vicende da parecchi mesi ne rimarrà poco o per nulla sorpreso. Difatti, già in apertura del 2021 i poteri forti di Pechino anticiparono un inasprimento delle regole sul mining di criptovalute, provocando pure in quella occasione un sell-off sul business. La comunicazione ha generato un decremento delle quotazioni del Bitcoin, passate, nel giro di due ore, dai 45 mila dollari a 41 mila.

Le vendite stanno peraltro contraddistinguendo le principali realtà concorrenti, ovverosia Cardano (-3%), Dogecoin (-8%), Ethereum (-6%) e XRP (-7%).

Criptovalute messe sul libro nero dalla People’s Bank of China: le motivazioni ufficiali

La People’s Bank of China ha confermato che le criptovalute, in quanto illegali, non hanno diritto a circolare sul mercato. Di conseguenza, in aggiunta al potenzialmente delle sue attività di controllo, vieterà alle società di pagamento, alle istituzioni finanziarie e alle compagnie operanti sul web di fornire servizi di trading di valute digitali.

Già nelle settimane passate, il numero due dell’ufficio cinese di protezione dei diritti dei consumatori finanziari della banca centrale, Yin Youping, aveva sottolineato che le valute digitali tipo il Bitcoin non costituiscono una valuta a norma di legge e non godono del benché minimo supporto reale. Le transazioni in essere consistono in mere speculazioni di investimento – dichiarava – e pertanto le persone farebbero bene ad accrescere la loro consapevolezza del rischio e diffidarne, onde evitare di porre il rispettivo capitale a repentaglio.

Joseph Edwards di Enigma Securities parlava di un certo clima di preoccupazione nell’aria, con il business delle cripto che sta affrontando un periodo di estrema fragilità, in un contesto tuttora di zona grigia nella terra dei dragoni.

Una settimana da dimenticare

La settimana delle criptovalute non era partita sotto le migliori avvisaglie, visto il sell-off dei mercati per i disagi riscontrati da Evergrande, a cui seguivano le affermazioni di Gary Gensler, presidente della Securities and Exchange Commission (Sec), l’ente federale preposto alla vigilanza della borsa (analogo alla Consob italiana), il quale aveva paragonato lo scambio all’epoca del Far West bancario di metà XIX secolo negli Stati Uniti. Inoltre, nelle ultime ore si sta diffondendo la prospettiva di una intensificazione delle regolamentazione delle cosiddette stablecoin, le criptovalute associate ad asset tradizionali, ad esempio l’euro o il dollaro.

Secondo quanto riferito dal New York Times, il Financial Stability Oversight Council, agenzia statunitense fondata in seguito alla crisi finanziaria scoppiata nel 2008, sarebbe orientato a marchiarle come sistematicamente rischiose.

I perenni attacchi hanno generato la flessione a doppia cifra del Bitcoin (-11%). Eppure, non si tratta degli effetti peggiori registrati da un’entità nel campo. A tal proposito, fatta eccezione per Cardano, che ha leggermente (-10%) meno risentito della fase buia, il resto è allo sfacelo, alla luce dei capitomboli di Dodgecoin (-16%), Ethereum (-16%) e XRP (-14%).