Dodici Paesi UE vogliono il muro anti immigrati: per proteggere l’economia

Con l’obiettivo di tutelare la propria economia, dodici Paesi UE vogliono il muro anti immigrati: questione molto calda e delicata

muro anti immigrati

I politici dell’Unione Europea devono fronteggiare due grossi problemi in particolare. Uno: la transizione energetica che, con la ripresa post Covid, fa decollare i prezzi dell’energia, trasformandosi in bollette-batosta per i cittadini. Due: dodici Paesi UE che vogliono il muro anti immigrati, con l’obiettivo di proteggere l’economia.

Non solo: chi finanzierebbe questi muri? L’UE, stando ai dodici Paesi. L‘Europa deve infatti pagare per recinzioni e muri, così da tutelare le frontiere esterne dell’UE di fronte ai flussi migratori.

Ecco le nazioni protagoniste: Austria, Cipro, Danimarca, Grecia, Lituania, Polonia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia e Repubblica Slovacca. Tutto nero su bianco in una lettera alla Commissione europea e alla presidenza di turno slovena del Consiglio UE. 

Sulla faccenda, si è subito scatenato il leader della Lega, Matteo Salvini: “Se ben dodici Paesi europei con governi di ogni colore chiedono di bloccare l’immigrazione clandestina, con ogni mezzo necessario, così sia. L’Italia che dice?”. Assolutamente contrario il capo politico M5S, Giuseppe Conte: “Il problema dell’immigrazione e della gestione dei flussi migratori non si risolve né con il filo spinato né coi muri”.

Muro anti immigrati: numeri altissimi

Ma perché questa impennata di richieste di muri? Semplice: il presidente bielorusso Alexander Lukashenko sta dirottando i migranti in arrivo principalmente dall’Afghanistan e dall’Iraq. Dove? Verso i confini europei con Lettonia, Lituania e Polonia. Le stime di EuObserver: 4.000 persone sono già entrate in Lituania, 1.400 in Polonia e 400 in Lettonia. Così, i sottoscrittori della lettera alla commissione Ue hanno chiesto di modificare il codice delle frontiere Schengen già entro la fine dell’anno.

Il problema è soprattutto di natura economica: non c’è lavoro a sufficienza per i cittadini che già vivono in quei Paesi, figuriamoci se esiste la possibilità di dare un’occupazione ai migranti. Non una questione di razza, cultura, religione. Senza contare il problema gravissimo di un alloggio dignitoso. 

Salvini non è solo. In Friuli-Venezia Giulia, l’assessore regionale alla Sicurezza, Pierpaolo Roberti, è perentorio: “Chiedere l’attivazione di un muro tecnologico che renda il territorio regionale impermeabile al traffico illegale. Quanto dovremo ancora aspettare? Quanto durerà l’inerzia?”.

Di fronte alle accuse di razzismo e di intolleranza, tutti rispondono con durezza: in realtà, si desidera proprio tutelare anche i migranti. Che in quei dodici Paesi non troverebbero una vita decorosa. Si vuole evitare il sovraccarico delle strutture di accoglienza. 

Fra i Paesi più agguerriti, la Polonia. Qui, la Corte costituzionale si è pronunciata contro la supremazia del diritto comunitario europeo sul diritto interno della Polonia. Stizzita la replica della presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen: “I nostri Trattati sono molto chiari. Tutte le sentenze della Corte di giustizia UE sono vincolanti e la legge UE ha il primato sulla legge nazionale. Useremo tutti i poteri che abbiamo ai sensi dei Trattati per assicurarlo”.

Domanda: ma i poteri cui si riferisce, in cosa consistono? Come imporre ai proprie membri l’ingresso dei migranti? Dall’Unione Europea alla disunione europea, il passo non è così lungo. Cautela.